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MOTO LEGGENDARIE A “SPACE ODDITY”

Nelle mie Marche da anni esiste Popsophia, l’unica associazione italiana che si occupa di pop- filosofia, cioè di quella cultura che coniuga la riflessione filosofica con i fenomeni pop di massa.

Quest’anno, all’interno del festival di Popsophia, è stato dato spazio alle due ruote.

Dal 18 al 28 Luglio, è stata allestita una mostra all’interno della chiesa di sant’Agostino a Civitanova Alta, dove si sono erette come statue su piedistalli alcune delle moto più famose della cinematografia internazionale.

Una ex chiesa che diventa il tempio della meccanica, il luogo dove la moto diventa mito, oggetto del desiderio. Quello che può sembrare un assurdo, una contraddizione, per me è stata una carnale visione sacrale delle due ruote. Effettivamente, in sella alla mia moto, io raggiungo un alto grado di beatitudine!

Quattro le moto esposte: la Captain America, l’Harley Davidson Hydra Glide chopper di Easy Rider, la Triumph Thunderbird portata da Marlon Brando ne “Il Selvaggio”, l’Harley Davidson Big Twin di “Sherlock Jr” e la Indian Scout Special carenata su cui Anthony Hopkins ha vestito i panni del motociclista Burt Munro, Indian, la grande sfida.

Mentre camminavo in mezzo a questi pezzi di storia e cinema, sulle pareti della chiesa settecentesca venivano proiettate le scene più belle dei 4 film di cui queste moto sono protagoniste.

Chiesa e moto, lentezza del sacro e mito della velocità. Dualismo o equilibrio? Io, su due ruote, sto in equilibrio. La musica che riecheggia nella mostra è Space Oddity, di David Bowie, stranezza nello spazio, come strano può sembrare il dualismo che si respira. Una dicotomia, a mio avviso, solo che umana!

Credits: Lucia Vallesi

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