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Fuel People: Argo, un Gentleman con Quattro Moto

Look classic, aria da gentleman e un amore viscerale per le due ruote: Andrea Fratoni, soprannominato Argo, è un motociclista senza etichette. È uno di quelli che non può prescindere da nessuna delle sue quattro moto, poiché ognuna di loro rappresenta un suo modo di essere

Per Fuel People c’è Argo, un gentleman con quattro moto. Originario di Terni e attualmente di base a Foggia, dove vive e lavora, Andrea “Argo” (così lo hanno soprannominato i colleghi) ha 33 anni ed è un appassionato di moto “Speciali”, siano esse Café racer o d’epoca, l’importante è quello stile vecchia scuola che richiama le tendenze di un tempo.

«Amo i viaggi in moto, i lunghi viaggi. Ma mi piace anche farli a modo mio, all’avventura, affrontando gli stessi problemi e le stesse sensazioni di 30 o 40 anni fa, con la cartina in mano e senza indicatore del livello benzina, facendo la conta dei chilometri percorsi e scuotendo il serbatoio per evitare di rimanere a piedi. Amo tutto ciò che richiama gli anni Ottanta, dall’abbigliamento alle moto. Adoro quel decennio perché in parte è quello della mia infanzia, perché era un decennio di cose più semplici, di colori sgargianti accoppiati male, di cartoni animati e di musica che mi sono rimasti nel cuore.»

Come in ogni Fuel People che si rispetti la passione di Argo affonda le radici nella sua infanzia

Perché Argo passava i pomeriggi interi in garage a guardare la Kawasaki Z500 abbandonata dal padre, sognando di poterla rimettere in strada, un giorno. E così è stato.

«Attualmente possiedo quattro motociclette: una Z500 del 1981, una BMW R 100 T del 1980, una Suzuki GSX EF 750 e una BMW R nineT Racer. Non potrei prescindere da nessuna delle mie moto perché ognuna rappresenta un mio modo di essere motociclista. Possedere 4 moto è un po’ come vestirsi al mattino e scegliere cosa indossare in base all’ispirazione del momento, in base all’evento, al clima, alla stagione o all’umore.»

Passano gli anni e Andrea si trasferisce lontano da casa per lavoro. Non appena racimolato il giusto bottino, compra la sua prima moto: una Harley Davidson 883 del 2008, trovata nel garage di un anziano signore, in un paesino del cuneese.

«Mi ricordo ancora la prima volta che sono andato a farci un giro per le Langhe. Procedevo lentamente e con estrema cautela lungo le curve per paura di “stendere” la moto che avevo tanto desiderato e per cui avevo tanto sudato il denaro sufficiente per comprarla. Improvvisamente, sulla corsia opposta, mi accorsi che un uomo su una vecchia Guzzi stava venendo verso di me. Quell’uomo distese il braccio e mi salutò come si fa tra motociclisti. Io non conoscevo l’usanza del saluto tra bikers, ne avevo sentito parlare, ma di fatto non capivo la portata ed il significato insito di quel gesto. In quel momento mi sono sentito parte di qualcosa, non più un uomo solo in sella a una moto ma parte di una comunità che, seppur variegata nelle forme, è unita dalla passione e dalla benzina.»

L’amore per le moto è rapidamente diventato un’ardore ed è poi degenerato in una dipendenza fisiologica, carburante per l’anima. Cinque mesi dopo aver comprato la 883, Argo la vende per comprarsi una Harley Softail Breakout.

BMW K 1200 S

BMW K 1200 S

«Un telaio assurdo, una gomma posteriore da 220mm ed io non contento ci avevo fatto montare un manubrio tipo ape hanger rialzato. Era inguidabile, ma ero innamorato di quel “cancello” cromato. Lo lucidavo ogni santo giorno come una ragazzina pettina la sua Barbie. Mi ha portato in cima al Col di Galibier, a Barcellona, sui Pirenei ad Andorra, tra le Alpi e a Saint Tropez.»

Dopo qualche anno, con l’idea di fare i primi viaggi in moto

E arriva una BMW K 1200 S. Moto che gli ha regalato emozioni indimenticabili, come quando, con un suo amico, è partito per andare a vedere l’alba sul Moncenisio, in Francia.

«Lo avevamo deciso la sera precedente quasi per scherzo. Era il 10 agosto. Partenza da Torino, dove nel frattempo mi ero trasferito. Ci eravamo accordati per vederci alle 4 del mattino e lo abbiamo fatto davvero. Siamo schizzati a tutta velocità solo per vedere un’alba dalle Alpi. Una cosa all’apparenza semplice e senza significato, che in realtà si è rivelata una delle esperienze più emozionanti della mia vita. Quell’esperienza per quanto semplice, è stato ciò che mi ha fatto capire perché mi sono innamorato delle moto.»

E poi, finalmente, la tanto desiderata special

«La Suzuki GSX 750 EF è stata realizzata da me e da mio padre a mano, nel garage di casa nostra. Erano anni che desideravo avere una vera Special, di quelle costruite come una volta, fatta in casa con i pezzi trovati chissà dove tra mercatini dell’usato e del vintage e mucchi di rottami. Né io né mio padre siamo meccanici. Ma eravamo due uomini con un progetto in testa e con una serie di piccole nozioni di meccanica e di elettronica di base confacenti allo scopo. Credo sia stato quello l’inverno in cui, dopo quasi 30 anni, a mio padre è venuta voglia di tornare in sella. Io rappresento uno dei rari casi in cui è un figlio a trasmettere una passione ad un padre.»

Inizia così perciò il progetto di riesumazione della Kawasaki Z500

Era stata abbandonata in garage nel lontano 1986: «Tranne qualche punto di ruggine la moto all’apparenza era ancora sana. Dopo aver cambiato qualche pezzetto, aggiustato il serbatoio e cambiato l’olio l’abbiamo messa in moto e la scintilla emessa dalle candele ha fatto il proprio dovere: la vecchia Kawa è partita. È proprio questo che amo delle moto anni Ottanta, soprattutto delle giapponesi. La loro estrema semplicità e la loro risoluta resistenza ai maltrattamenti, all’usura e al tempo. Credo che il sorriso che gli ho visto comparire sul volto di mio padre fosse lo stesso di 33 anni fa, poco prima di riporre quella moto in garage per l’ultima volta.»

Argo nell’olimpo di Fuel People

Alle moto che già possiede, Andrea vorrebbe aggiungere una BMW R 100 GS, ma tra i suoi obiettivi c’è quello di convincere suo padre a ricominciare con i viaggi in moto, naturalmente in sella a quella vecchia Kawasaki Z500.

Redazione Fuel 

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