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Adelio Lorenzin
Adelio Lorenzin

Fuel People

A tu per tu con Adelio Lorenzin: MOTO ET FAMILIA

IL MONDO SPECIAL CORRE VELOCE E SPESSO, DAVANTI A TUTTI, C’È LUI, ADELIO LORENZIN, SORRISO CONTAGIOSO E “MANICO” PROVERBIALE. DALL’AGONISMO (NELL’ENDURO) ALLE COMPETIZIONI “STILOSE” E LEGGERE CHE ANIMANO IL CIRCUS

Nonno, padre e figlio, tutti e tre la stessa passione: quel segmento di cose poggiato su due ruote. La moto prima da professionista dell’enduro a mangiare polvere e poi le Special, quelle fatte in casa o meglio, in garage. “Delio”: quelle mani che si stringono, da sempre, al manubrio dopo lo slancio del pilota sulla punta del piede sinistro, con il corpo che diventa moto. Adelio Lorenzin, che sta in mezzo a questa sacra ‘familia’ di motociclisti, ma c’è da scommettere che la generazione andrà avanti.

È arrivato nella redazione di Fuel, capelli funky come il Vale di qualche anno fa, la t-shirt black “Off the Wall 1966” e il braccialetto: non te lo lascio dire, una chiave inglese d’acciaio arrotolata sul polso. Chi è lei? Bionda così sembra uscita dalla serie di Viking, è la madre del più piccolo: un anno e mezzo di vita e nelle foto-social il pannolone si stacca sul brecciato. Delio junior accende già da solo il Gorilla nel giardino. C’è da stare attenti. E gira la manopola del gas con il papà dietro che poi nasconde le chiavi delle moto.  Adelio -senior- faceva proprio uguale con il suo di papà.

Adelio, Cerchiamo di collocare la cosa di questa passione. É nata da bambino?

Anche io ho iniziato direttamente in fasce perché mio padre è un super motociclista, appena ho potuto ho trafficato con le moto tutti i giorni. Sono stato messo sopra le due ruote di papà a neanche un anno e andavamo in giro insieme. Poi alla fine me l’ha data…Prima moto la Malaguti Grizzly a marce, subito a nove anni, tirata contro il cancello di casa, dopo un minuto. Sei un grande…Sequestrata immediatamente il giorno di Natale…Con family act non DEFINITIVO immagino…? Poi da lì scorribande, un po’ alla volta mio papà mi ha insegnato. Bene. Perché è tuttora un buon endurista, anche se ha rallentato dopo una frattura a quattro costole in allenamento.

Neanche a chiederlo: hai vissuto una transizione dallo scooter alla moto o sei passato subito alle purosangue?

Mai avuto scooter in vita mia, sempre moto a marce, non ho neanche avuto un mono-marcia, subito il cambio e basta.

Adelio Lorenzin con Fuel Magazine

Adelio Lorenzin con Fuel Magazine #1

E poi?

A 14 anni ho cominciato a correre a livello regionale-nazionale nella categoria Cadetti, che esisteva ancora. Combattevamo assieme al figlio di Gritti, Mirco. Grandissimo. E tanti altri che adesso vanno più forte: come Thomas Oldrati che ora è al mondiale. E poi ho sempre corso, nel 2014 ho rallentato.

Perché?

Troppo lavoro, la domenica ero distrutto. Ero davvero cotto.

Classe ‘86, gessista di Cermenate, vero?

Sì. Io, purtroppo o per fortuna, lavoro da quando ho 15 anni, la mattina alle sette in cantiere.

Ci credo…Del mondo moto oltre l’agonismo, le emozioni della corsa, cosa ti ha colpito sotto al profilo estetico e dell’extension, le forme così create come quelle delle special?

Con mio padre abbiamo sempre trafficato in garage, penso non abbia mai avuto una moto stock, dai tempi delle Katana: cioè, è sempre stato così. Modificare tutto. E le prime moto che ho preso, ci ho messo le mani, le ho fatte io. Abbiamo preparato un XJR quando in Italia non si sapeva cosa fosse, siamo andati al Mugello a girare e quando siamo entrati dentro ci hanno detto: Ma dove volete andare con quella moto lì che non ha neanche la carene?

Sulla sicurezza, la paura più grande?

Soldi e paura mai avuti. Soldi e paura mai avuti.

Ti conosciamo come fuoristradista, ma non solo…

Mi piace girare anche in pista: ho preso una Speed del 2001 e l’ho modificata, tutto in casa ovviamente. A tutto tondo, fino ai Monkey vecchi per fare le impennate…

Adelio Lorenzin

Esatto. Ti piacciono comunque i mezzi singolari…

Sì, niente roba standard, adesso sono con una Yamaha R1 naked, con cui ogni tanto mi ritrovo a girare e mi sono preso anche una bandiera nera: dove andavo non mi fanno più entrare. Dicono che non si può sorpassare una-due persone fuori dalle curve su una ruota.

Che noia…

E comunque sono stato infilato nel mondo Scrambler, cafè racer, da un amico che mi ha chiesto una mano per fare una special.

E lo Swank Rally dell’esordio?

Un giorno prima dello Swank Rally, mi chiama Matteo Adreani (il patron di The Reunion, Ndr): Non riesco ad andare allo Swank, vai tu al mio posto! Bam. Ho trovato una CR 250. Non partiva, alle 2 del mattino è rinata, dentro al garage…Ho recuperato le vecchie cose di mio padre, stivali e completo.

Chi è oggi Adelio Lorenzin?

Dopo il primo Swank Rally, sono venuti tutti gli altri. Era un modo di interpretare la moto di cui avevo bisogno: perché io non avevo più voglia di correre. Da agonista, diciamo che ero arrivato dove mi ero prefissato di arrivare, poi c’è stato un ultimo giro in Sicilia e ho frantumato la clavicola. E da lì, anche dall’alto hanno detto: Forse è meglio che ci diamo una calmata. Lo Swank è più amichevole, più easy: mi ha cambiato un po’ tutto.

Soddisfazioni?

Eh! Le soddisfazioni me le sono prese quando un “pilotone” francese è venuto a stringermi la mano: Guidi troppo bene, ha detto. Lui guidava una 450 moderna, a Volandia, io guidavo una Cr 500 2 tempi.

Il CR, una delle moto più temute in assoluto…

È molto più difficile ed è sempre stato il mio sogno.

Adelio Lorenzin si butta, vince, è un mattatore di questo nostro mondo speciale. Dall’enduro in stile Swank al flat track, prima gara, prima vittoria. Aveva ragione Marco Belli, “Adelio, dammi retta, corri”.

Andrea G. Cammarata

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